Percezioni: i poveri urbani

Qualche mese fa, a pochi giorni dalla mia partenza per il Sudamerica, ho passato un pomeriggio a base di caffè e pasticcini con Emilie, una ragazza francese che aveva appena trascorso tre mesi assieme al Movimento Contadino in Argentina. In tre ore di scambio reciproco di sensazioni sull’Argentina, di mie aspettative e di sue esperienze, è emerso un concetto gigante, svuotato e riempito un’infinità di volte dai grandi organismi, professori, attivisti e giornalisti: la povertà.

Da quando ho messo piede in Argentina mi è stato chiesto un sacco di volte dai miei compaesani: “c’è molta povertà laggiù?”.
La risposta è sì, così come esiste un’enorme disuguaglianza sociale. Ciononostante, mi spiace non poter soddisfare l’idea di alcune persone che mettono in relazione la campagna, la gente contadina, le comunità indigene con i soggetti più poveri. La maggiore povertà l’ho vista nelle zone urbane, in cui ancora si ripercuotono le conseguenze sulle popolazioni che, spogliate della propria terra, per mancanza di risorse economiche, per il declino dell’agricoltura come mezzo di sostentamento o per la semplice speranza che la città offra “qualcosa in più”, sono emigrate verso le grandi zone urbane e sono andate a finire nelle cosiddette “città della miseria” (“villas miseria“).

Jungla urbana, Buenos Aires
La gente dorme durante il giorno lungo le autostrade o negli androni che portano al Museo de Arte Latinoamericano. Esistono migliaia di famiglie colpite da ogni tipo di problema che deriva dal vivere senza alcun tipo di sicurezza economica e dalla mancanza di educazione e diritti: traffico di droga, furti, bassi indici di educazione, problemi di salute, sviluppo infantile precario, prostituzione, alcolismo, ecc.

A Buenos Aires le cosiddette “villas” in molti casi si trovano all’interno dello stesso centro urbano; altre sono circondate da muri non propri ma appartenenti ai cosiddetti “countries“, che sono stati costruiti successivamente. I “countries“, abitati da gente che va dalla classe medio-alta fino alla classe più ricca del paese, hanno, addirittura, dei laghi di proprietà in cui i grandi signori girano in barca. Sono delle vere e proprie gabbie per ricchi, costruite affianco alle gabbie dei poveri, che lo Stato permette e con le quali corrobora la visione che dall’Occidente abbiamo della disuguaglianza sociale in America Latina.

Nonostante ciò, voglio fare una puntualizzazione per i curiosi: guardate l’Occidente e scandalizzatevi perché ci sono i motivi, chiedendovi “esiste la povertà in Spagna?”.

Emilie mi aveva avvertita.

Nerea

Foto: Nerea

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One response to “Percezioni: i poveri urbani

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