L’uomo danneggiato dal sessismo

L’impressione maggiormente diffusa è che l’essere umano combatta per qualsiasi causa in modo omogeneo, cioè senza badare troppo al fatto di essere “danneggiato” o meno in prima persona. La lotta alla discriminazione razziale viene intesa come una lotta di tutti e di tutte. Al giorno d’oggi è normale che un uomo bianco vada ad una manifestazione contro il razzismo nei confronti di qualsiasi altra razza. È comune anche che un uomo bianco dichiari la propria empatia quando si tratta di discriminazioni razziali come quella che ha sofferto Dani Alves, calciatore brasiliano, a cui ha reagito mangiando la banana che gli avevano tirato nel campo da calcio: mezzo mondo (senza distinzione di razza) avrebbe fatto lo stesso. Ciononostante, non è così usuale che un uomo si dichiari femminista.

Se per questioni di razza l’uomo bianco è danneggiato solo dal punto di vista morale, dal punto di vista economico una società schiavista funziona meglio di una che non lo è, anche se tale argomento evidenzia la carenza – logicamente – di qualsiasi tipo di morale. D’altra parte, però, una società sessista danneggia tutti, dato che assegna ad ogni persona il ruolo in cui giocare e difficilmente tale ruolo si può scrollare di dosso senza essere aggettivato con termini socialmente mal visti: se una donna non può giocare a calcio senza essere un “maschiaccio”, così un uomo non può piangere senza essere un “finocchio”.

Non prendiamoci in giro, la grande danneggiata dal sessismo è la donna, seppur se gli schizzi di questa corrente ideologica arrivino a bagnare anche l’uomo. Un uomo non può essere sensibile in una società maschilista, deve assumere un certo comportamento, non può commuoversi, deve dimostrarsi duro e non può cercare una relazione sentimentale formale. È ovvio che tutto questo non ha niente a che vedere con la dipendenza economica e sessuale (tra le altre) cui è sottomessa la donna, però nemmeno ciò va bene.

È interessante analizzare i vari tipi di aggettivi utilizzati in maniera spregiativa come equivalenti ad “omosessuale”. Ciò risulta degradante per due versi: da una parte abbiamo lo sminuimento sociale dell’uomo che non è come dovrebbe essere – un “ometto tutto d’un pezzo” -; dall’altra il fango gettato indirettamente addosso all’uomo omosessuale che, se si usa tale qualificazione, viene messo in un terzo compartimento sociale, composto da: l’uomo eterosessuale macho (in primis); in secondo luogo l’uomo eterosessuale che non incarna lo stereotipo del macho; al terzo posto, infine, si situerebbe l’uomo omosessuale.

Non ha senso che una persona normale non possa essere sensibile e recettiva a certe emozioni, così come non ha senso che debba obbligatoriamente utilizzare un determinato lessico o comportarsi in modo violento di fronte a situazioni che non richiedono tali tipi di comportamento. E non solo, ritengo che il comportamento stereotipato dell’uomo che deve difendere il suo ruolo predominante dagli attacchi di altri uomini sia proprio del regno animale piuttosto che dell’essere umano. Per fare un esempio, un atteggiamento tipico nelle discoteche è quello di attaccare briga con la prima persona che guardi la fidanzata di un qualsiasi individuo. Se paragoniamo tale situazione con un’altra, cioè quella degli animali che marcano il proprio territorio defecando sugli alberi e litigano se altri animali invadono il proprio spazio, possiamo notare che le differenze sono veramente poche. E tra l’altro – per inciso – il comportamento di questi umani è addirittura peggiore, dato che esercitano coscientemente un diritto di possesso sulle donne. In tutti i modi, poco tempo fa non comportarsi così era sinonimo di debolezza.

Quello che continua a notarsi quotidianamente è la necessità degli uomini di dover portare i pantaloni in qualsiasi relazione. Ciò è anche un pregiudizio per entrambe le parti della coppia, dato che ognuno dovrebbe avere la propria personalità e obbligare qualcuno a cambiarla può costituire un serio motivo di depressione, sia per la donna costretta a sottomettersi che per l’uomo, costretto ad essere un qualcosa che non è.

In conclusione, l’uomo deve abbracciare la lotta per l’uguaglianza di genere in qualsiasi delle sue sfaccettature e ciò per due ragioni fondamentali: in primo luogo anche l’uomo subisce la disuguaglianza di genere, nonostante in una misura decisamente inferiore alle donne; in secondo luogo perchè, se nel corso della storia si è unito a battaglie per ottenere diritti che non lo danneggiavano in prima persona, questa volta non ha motivo di esimersi.

Fernando

Foto: Blackfriars Public School

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s