Il popolo siriano alla ricerca di sicurezza

Le giornate di novembre possono essere piovose, specialmente ad Istanbul. Le temperature scendono facilmente al di sotto dei dieci gradi; il sudest della Turchia ha già visto la prima nevicata. Nelle regioni montuose del nord dell’Iraq ci possono addirittura essere delle gelate in questo periodo dell’anno.Per milioni di rifugiati siriani questo sarà il quarto inverno fuori casa. Il conflitto armato cominciato nel 2011 ha provocato uno dei maggiori movimenti di rifugiati delle ultime decadi. Le recenti cifre sulla portata della crisi dei rifugiati fanno venire i brividi. Secondo Amin Awad, direttore dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati nelle zone del Medio Oriente e del Nord Africa (ACNUR), 13,6 milioni di persone si sono dovute spostare finora – 7,2 milioni all’interno della stessa Siria e 3,3 milioni verso l’estero. In Iraq 1,9 milioni di persone si sono mosse a seguito del conflitto interno e dell’avanzata dei militanti dello “Stato Islamico di Iraq e Siria” (ISIS).

Molti rifugiati hanno trovato riparo nei vicini stati come il Libano, la Turchia e la Giordania. Mentre continua la lotta armata, i paesi accoglienti affrontano l’afflusso di nuove entrate e le difficoltà del poter offrire vitto, alloggio e medicine. Si stima che, verso la fine dell’anno, il Libano, che possiede una popolazione di approssimativamente 5,8 milioni di persone, accoglierà quasi 1,5 milioni di rifugiati; la Turchia accoglierà, invece, circa 1,6 milioni di persone. ACNUR prevede fino a 4,1 milioni di rifugiati siriani per la fine di quest’anno, cosa che renderà la popolazione siriana la “maggior popolazione rifugiata nel mondo”.

 Fabio Sola Penna,  Syrian refugees' camp in Cappadocia, Turkey

La Turchia, con la sua politica di “porte aperte”, è stata, senza dubbio, ospitale con i rifugiati. Il governo turco ha dichiarato uno “status temporale di protezione” per i rifugiati siriani, riconoscendo le loro necessità di protezione. Nell’aprile del 2014, la Turchia ha approvato, tra l’altro, la nuova “legge di immigrazione e di protezione internazionale” che offre per la prima volta un approccio integrato delle politiche migratorie e le richieste di asilo.

Ciononostante, le organizzazioni civili hanno criticato il fatto che non esista una strategia a lungo termine per l’integrazione sociale dei richiedenti asilo, specialmente per ciò che riguarda la ricerca di lavoro. La Turchia sta trattando i siriani come “ospiti”: ciò in parte è dovuto alla Convenzione sullo Statuto dei Rifugiati del 1951 che, nel caso della Turchia, è applicata con un limite geografico: solamente i “rifugiati europei” ottengono lo status legale di rifugiato, non i siriani o gli altri cittadini provenienti da paesi non europei.

Il governo turco ha inoltre accettato che i rifugiati tornino in Siria una volta finita la guerra. Ciononostante, la lotta e le morti continuano, l’apparizione dell’ISIS ha obbligato di nuovo dieci mila persone – curdi e yazidi – ad abbandonare le proprie case nel nord della Siria e dell’Iraq.

È molto probabile ora che molti rifugiati rimangano in maniera permanente nel paese. Recentemente il ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, Faruk Çelik, ha annunciato che si concederà ai siriani una carta d’identità temporanea che permetterà loro di accedere in modo legale ad un lavoro. I permessi di lavoro per i cittadini siriani risultano essere un argomento delicato.

Çelik ha sottolineato che tale riforma “non avrà ripercussioni sull’attuale ricerca di manopera tra la gente del nostro paese”.

Si sono verificati degli incidenti con connotazioni anti-siriane e le tensioni sono aumentate tra la popolazione locale e la siriana – specialmente nelle città vicine alla frontiera con la Siria, come Gaziantep, Hatay, Reyhanli e Kilis. Lo scorso luglio circa mille persone hanno manifestato per le strade di Kahramanmaras, al sud della Turchia, per protestare contro i rifugiati. Altri violenti episodi tra i locali ed i siriani sono stati denunciati in alcuni quartieri di Istanbul ed Ankara.

La maggior parte dei rifugiati siriani sono donne e bambini. Le donne rifugiate sono vittime di abusi sessuali e di sfruttamento da parte degli impresari, ci sono denunce di casi di matrimoni forzati o di prostituzione. Le donne rifugiate che si muovono da sole corrono rischi maggiori e molto grandi: è per questo motivo che alcune di loro optano per convertirsi nelle “seconde mogli” di uomini turchi.

Le attiviste dei diritti delle donne a Reyhanli hanno denunciato l’aumento della violenza domestica e degli abusi sulle donne turche e siriane.

Mentre la Turchia e altri stati considerano ormai stabile la situazione, i paesi al di fuori dalla regione – specialmente i paesi europei – si dimostrano restii ad accettare i rifugiati. Finora l’insieme di questi paesi ha accolto solamente 50.000 persone, cifra che corrisponde ad un 2% del totale della popolazione rifugiata.

“I paesi ricchi del mondo dovrebbero riconoscere l’umanità e la generosità dei paesi che stanno accogliendo tanti rifugiati” ha dichiarato Melissa Fleming, Alta Commissaria dell’ONU per i rifugiati nel corso di una conferenza su tale argomento. “E tutti i paesi dovrebbero assicurarsi che nessuna persona che fugge da una guerra o da una persecuzione si trovi davanti ad una frontiera chiusa”.

Nonostante ciò, la realtà è distinta. L’Unione Europea ha aumentato i controlli sulle frontiere e le strategie di vigilanza per identificare gli immigrati irregolari ed implementare le politiche di sbarramento dell’ingresso dei rifugiati nell’UE. Non esiste praticamente nessun modo legale per arrivare in Europa e chiedere asilo. Al contrario, i richiedenti asilo dipendono dai trafficanti di esseri umani che facilitano loro l’entrata in paesi come la Germania o la Svezia. Dopo la fuga da una brutale guerra civile, questi rifugiati si vedono obbligati a rischiare nuovamente la propria vita per trovare un posto sicuro.

Ralf

Foto: Fabio Sola Penna

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