“Una piattaforma petrolifera davanti casa mia? Assolutamente no, non la possono fare” Oriol Riera Pallas

Così come la scorsa estate, anche quest’anno mi sono lasciata deliziare dal Paradiso Minorchino. I suoi paesaggi, gli odori ed i sapori mi hanno accompagnata per tutta l’estate, tra spiagge e sentieri. Pochi giorni prima di lasciare l’isola, mentre stavo stesa sugli scogli sotto al faro di Favaritx, il rumore delle onde mi faceva divagare, immaginare altre realtà, e pensavo ad una Minorca totalmente diversa. Mi immaginavo le coste piene di palazzi, strade di ogni tipo che attraversavano i monti per giungere alle sabbie rosse del nord; nella zona di Monte de Toro un centro commerciale con una vista mozzafiato sulla Bahía de Fornells, da cui si vedevano le piattaforme petrolifere che lavoravano senza sosta per estrarre l’oro nero ed i pescatori che recuperavano tra le lacrime i pesci morti.
Faro Favartix

Faro Favartix

Non molto tempo fa ho scritto un post a proposito di questa nuova Minorca che qualcuno desidera e brama, soprattutto considerando la grande quantità di spazio incontaminato che possiede l’isola. Durante la mia prima estate a Minorca conobbi Oriol, un pescatore di Fornells. Quando venni a sapere che le Baleari si erano convertite in un obiettivo delle compagnie petrolifere, lo intervistai, dissipando alcuni dubbi che covavo.

Questa intervista rimase in un file del mio computer fino ad oggi, dato che ho letto che l’impresa norvegese Seabird Exploration FZLCC ha chiesto la riapertura dei casi archiviati sui trivellamenti nel Golfo di León.

Oriol Riera

Oriol Riera

Oriol Riera Pallas appartiene all’Associazione dei Pescatori di Mahón (Minorca). È nato nella Bahía de Fornells, una riserva della biosfera. Quando venne alla luce, lo fece con una professione già sotto al braccio: fare il pescatore è la sua vita e quella di tutta la sua famiglia. Suo padre – che ora ha 61 anni – pesca da quarantacinque anni; lui da dieci ed è convinto che la pesca sia il suo unico modo di vivere e vuole che continui ad essere così.

A Minorca i pescatori non vogliono una piattaforma petrolifera perchè supporrebbe la rovina per loro stessi, per il settore turistico, una minaccia per le aragoste e una minaccia per una delle zone marittime dichiarata riserva della biosfera dall’UNESCO.

Oriol
R: (Mi risponde al plurale!) Noi viviamo di pesca tutto l’anno. Normalmente si pesca di più da marzo/aprile ad ottobre, che è il periodo in cui inizia il turismo, i ristoranti sono aperti ed è il periodo in cui si vende di più il pesce. Però andiamo a pescare anche in inverno. Certo, le vendite diminuiscono, c’è meno gente sull’isola però se c’è una bella giornata si va a pescare. Nel frattempo ci sono altre cose da fare in inverno, puoi approfittarne per aggiustare le reti ed avere tutto pronto per l’inizio della stagione successiva. Viviamo di questo durante l’anno.

D: La Bahía Fornells è stata considerata una riserva della biosfera dall’UNESCO vent’anni fa. L’aragosta, inoltre, si considera una specie protetta: ci sono sempre stati riguardo ed attenzione per questa specie?

R: Non è sempre stato così, prima si pescava di tutto, non c’erano controlli. Ora li fanno perchè si sono resi conto che esisteva un reale pericolo di estinzione. Da alcuni anni hanno stabilito dei meccanismi per non fare estinguere la specie.

D: Che meccanismi sono? Immagino che ci siano molte richieste dato che il principale piatto turistico è la zuppa di aragosta.

R: Sí, l’aragosta si vende tanto, però bisogna rispettare dei limiti: la si può pescare solamente da aprile ad agosto, il resto dell’anno no, in modo che l’animale possa crescere, depositare le uova e possa continuare con il suo processo di riproduzione. Hanno anche ridotto il numero di metri delle reti, in modo che se ne peschi di meno, è aumentato il peso concesso per poter pescare l’aragosta ed inoltre deve misurare almeno 9 millimetri dall’antenna al guscio. Prima i limiti erano più bassi, potevi anche prendere aragoste di 400 grammi.

D: Le Baleari sono diventatate l’obiettivo delle multinazionali del petrolio. Oltre all’aragosta questa zona è ricca di altre specie, sono famose tra l’altro le zuppe di pesce. Quali altre specie pescate?

R: In genere la gente si dedica all’aragosta e pesca da aprile a fine agosto, ad eccezione dei pescatori di palamito che pescano cernie, dentici o pesci più grandi. In inverno la gente “va” a cernie o a triglie. Io, per esempio, in inverno vado a triglie, che sono pesci da zuppa, verso febbraio/marzo “vado” di più a seppie e qualsiasi altro pesce: cap-roig, mòllera, ratllada, variada, gallet, càntara, rape, pagres, ci sono molte varietà. Ad aprile si ritorna a pescare l’aragosta.

D: Com’è venuto a conoscenza della concessione della Cairn Energy? C’è stata qualche consultazione popolare su questo tema?

R: Non lo so. Un paio di anni fa si iniziò a parlare di questa storia a Tarragona, fu il primo posto del Mediterrano e già all’epoca ero infomato. Dopo ci è arrivata qualche notizia da Ibiza però adesso la storia ha a che fare con noi. Le notizie arrivano e le informazioni circolano. Non so se c’è stata una consultazione diretta della mia associazione, come singolo individuo e pescatore no.

D: Qual è stata la sua reazione quando è venuto a sapere che si sarebbe iniziata una ricerca del petrolio vicino l’isola?

R: Puoi immaginare! Ora, la reazione della gente è di rimanere vigili, la faccenda è più complessa rispetto a quella di Ibiza. Per il momento stiamo raccogliendo firme e stiamo organizzando delle manifestazioni. Si prevede che trivellino in zone in cui pescano molto le barche da traina – che sono la minoranza – però quelli che spendono più soldi sono quelli che più sono contro le prospezioni.
D: Quante famiglie crede che potrebbero andare in rovina se Minorca diventasse una zona petrolifera?

R: Bisognerebbe considerare i lavori diretti e gli indiretti. A Fornells siamo in nove o dieci ad avere delle barche piccole, però a Mahón ci sono 14 o 15 barche piccole e quattro da traina. Su ognuna di queste barche ci lavorano sei o sette persone. Anche a Ciutadella ci sono tre o quattro da traina e quattordici-quindici piccole. Non so quantificare il numero di persone, però devi pensare che ci sono i venditori, gli spedizionieri ed i ristoratori che dipendono dalla pesca. Tutte le famiglie sarebbero danneggiate: già c’è poco lavoro data la disoccupazione… per lo meno che non si perda quel poco! Ci sono molti legami con la pesca sull’isola. Il piatto principale estivo, così come hai detto tu, è la zuppa di aragosta.

D: È alta la preoccupazione in questo momento? Voglio dire, è diventato l’argomento principale di conversazione tra i pescatori?

R: Sì. Le comunità di pescatori sono preoccupate, però di più lo sono i pescatori con le barche da traina, perchè le prospezioni vengono fatte a più di dieci miglia dalla costa, cioè nello stesso posto in cui queste passano con le reti. Anche se…il pesce si muove da un posto all’altro e la cosa finirà per danneggiare tutti quanti. Chi ci assicura che un pesce oggi è qui e in un altro momento va a finire proprio dove fanno le prospezioni?

D: E dal punto di vista personale, Oriol, cosa le passa per la testa quando ci pensa?

R: (Sospira) Sarebbe un disastro se davvero succedesse. Ti viene voglia di distruggergli i macchinari, ti passano molte cose per la testa. Spero che non facciano nulla. Personalmente mi danneggerebbe.

Non sembra, però ad ogni prospezione risalgono a galla migliaia di pesci morti e, in generale, i pesci abbandonerebbero gli scogli; ci potrebbero anche essere problemi di petrolio, del petrolio che alla fine mangerebbero i pesci. E, parlo dal punto di vista di un pescatore – non mi riferisco agli hotel o ai ristoranti –  la gente non verrebbe più. È un circolo vizioso. Se la gente non viene, io non vendo il pesce e, se succede tutto quello che dicevi prima, non potrei nemmeno venderlo il mio pesce, non lo comprerebbe nessuno.

D: Cosa prova nei confronti della sua terra?

R: Amo la mia isola e non voglio che le facciano questo, ho già dovuto vedere abbastanza cambiamenti grazie alle agenzie immobiliarie e ai costruttori, questo posto non è più quello di una volta. Che la lascino in pace, che qui tutti la vogliamo così. Spero davvero che non facciano nulla.

Il Governo centrale sostiene che, avendo la nostra fonte di idrocarburi, potremmo prosperare e mettere fine alla crisi energetica…

Perchè non puntano sulle energie rinnnovabili e la smettono di speculare sulla nostra terra? Il petrolio che possono trovare qui li può soddisfare per alcuni anni, non di più, e dopo saremo obbligati a ricorrere alle energie rinnovabili. Insomma, a questo punto se arriveremo comunque a quel tipo di energia presto o tardi, che lo facciano subito e lascino l’isola come sta.
D: Che ne pensa della classe politica?
R: Si lavano le mani. Lasciando da parte la gente di sinistra, quelli di destra sono contrari alla galleria però poi quando devono votare, alzano le mani come tutti gli altri. Il Consell è contrario, questo sì.
D: Adesso provi ad immaginare: una mattina si sveglia e davanti casa vede qualcosa nel mare. Cosa proverebbe?
R: Non me lo voglio nemmeno immaginare, non ti rispondo a questa domanda, no. Una piattaforma petrolifera davanti casa mia? (sospira forte, sembra si stia arrabbiando). No, non la faranno.
Bahía de Fornells

Bahía de Fornells

Nerea

Foto: Nerea

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