“È un processo farsa”

La Istiklal Caddesi di Istanbul è notoriamente affollata. Soprattutto il sabato sera, quando migliaia di persone, turisti e gente locale, passeggiano tra Piazza Taksim e Tünel, disposte a spendere i loro soldi in vestiti, cibo o bevande.

E’ anche il momento in cui gli agenti di polizia turchi decidono di inviare regolarmente alcuni bus della polizia e camion-idranti alla Galatasaray Lisesi, una scuola privata, quasi in mezzo alla Istiklal Caddesi. Si tratta di un punto d’incontro e un luogo per piccoli raduni e manifestazioni di ogni genere.

Il 31 maggio 2014, un anno dopo le cosiddette “proteste di Gezi Park”, la polizia era presente in quel punto. La situazione era tesa e molte persone sono scese in piazza per protestare – la maggior parte pacificamente. Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan aveva avvertito i manifestanti in anticipo che la polizia aveva “ordini assoluti, faranno di tutto”.

Ed effettivamente lo hanno fatto. Circa 35.000 poliziotti e 50 camion-idranti sono stati schierati per reprimere la protesta. Piazza Taksim è stata blindata. Un episodio è risultato particolarmente preoccupante: in un filmato si vede la polizia che inseguiva un gruppo di persone lungo Istiklal Caddesi e, al momento dell’arrivo al Galatasaray Lisesi, tali persone sono state attaccate davanti e lateralmente. I poliziotti hanno sparato indiscriminatamente proiettili di gomma a distanza ravvicinata mentre la gente inciampava e strisciava per terra, cercando di sfuggire ai gas lacrimogeni.

“La situazione è peggiorata”, ha detto Andrew Gardner, ricercatore per la Turchia di Amnesty International alla conferenza stampa per il loro nuovo rapporto “Adding injustice to injury: One year on from the Gezi Park protests in Turkey”, che è stato pubblicato il 10 giugno 2014 ad Istanbul. “Non ci si può riunire nè avere il diritto di protestare”.

Da sinistra a destra: Andrew Gardner (Ricercatore di Amnesty Turchia), Salil Shetty (Segretario Generale di Amnesty), Murat Čekić (direttore di Amnesty Turchia), John Dalhuisen, (direttore del programma di Amnesty International Europa e Asia Centrale), 10 giugno 2014, Istanbul

Da sinistra a destra: Andrew Gardner (Ricercatore di Amnesty Turchia), Salil Shetty (Segretario Generale di Amnesty), Murat Čekić (direttore di Amnesty Turchia), John Dalhuisen, (direttore del programma di Amnesty International Europa e Asia Centrale), 10 giugno 2014, Istanbul

Salil Shetty, Segretario generale di Amnesty International, presente anche alla conferenza stampa, ha ribadito che “è necessario un serio cambiamento dell’atteggiamento del governo”. Ha criticato il continuo e violento uso della forza da parte della polizia, il targeting di personale medico per le proteste e le nuove leggi che criminalizzano il diritto alla libertà di riunione.

Secondo Amnesty più di 5500 persone sono state incriminate finora in relazione alle proteste di Gezi Park. A differenza di tale cifra, solo cinque azioni penali sono state intentate contro i poliziotti. “La polizia sta bloccando le indagini”, ha detto Shetty.

Nel suo rapporto l’organizzazione ha anche evidenziato il caso della Piattaforma di Solidarietà Taksim, un gruppo di circa 100 organizzazioni non governative accusato di essere una “organizzazione criminale”. Il processo è iniziato il 12 giugno 2014, cinque membri sono stati imputati. Tra di loro vi è Mücella Yapici, una portavoce della piattaforma. Se dovesse essere condannata, lei e i suoi colleghi potrebbero rischiare pene detentive fino a 15 anni.

Mücella Yapıcı, 10 giugno 2014

Mücella Yapıcı, 10 giugno 2014

Amnesty ha condannato chi accusa il Movimento di Solidarietà Taksim di essere spinti dalla ​​politica e di aver montato “un processo farsa”. Mücella Yapici, che era presente alla conferenza stampa, ha detto che lei ed i suoi colleghi “rimangono fiduciosi”. Un recente video di Amnesty in cui appare lei può essere visto qui:

Ralf

Foto: Ralf

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