Trasparenza bancaria

Stipendi, fatture, interessi, versamenti e molto altro muovono quotidianamente delle quantità di denaro inimmaginabili. Questo denaro, il nostro denaro, viene depositato presso entità bancarie con una fiducia assoluta e, nella maggior parte dei casi, senza che ci si informi previamente su di esse.

È questa quindi la prassi? Normalmente riflettiamo molto e scegliamo con attenzione e meticolosità le nostre amicizie, i nostri progetti lavorativi o le nostre attività di ozio; tuttavia la scelta di coloro a cui affidare i nostri soldi non ci fa perdere il sonno. In molte occasioni ci sentiamo addirittura delle persone fortunate a cui si è data la possibilità di aprire un conto bancario o a cui si è concessa una carta di credito: ci comportiamo come se ci stessero facendo un favore e dimentichiamo che siamo noi coloro che prestiamo (o regaliamo) i nostri soldi ad un’entità di cui non sappiamo quasi nulla.

Ciononostante, è di dominio pubblico il fatto che, normalmente, gran parte del denaro di cui dispongono le banche sia destinato a finanziare determinati affari, quali l’acquisto di armi o la speculazione tramite attivi immateriali o finanziari che, in parecchie occasioni, apportano molto poco all’economia reale.

Social on Banking

Il fine settimana scorso ho assistito all’interessante conferenza dei membri della cooperativa Enreda che hanno parlato del loro progetto Social on Banking. Il loro obiettivo è quello di far vedere ed organizzare i dati relativi alle diverse entità bancarie (o simili) per poter, poi, esporre in modo chiaro l’operato di ognuna di esse nei differenti campi d’azione. Per questo hanno creato (e continuano a creare) una serie di indicatori che metteranno in luce il comportamento delle entità nei diversi campi, indicatori pensati – in definitiva – per orientare la potenziale clientela nella scelta dell’entità a cui affidare i propri risparmi.

Per adesso collaborano con Triodos, Fiare e Coop57 ma sperano di poter ampliare la loro lista con la partecipazione delle grandi banche spagnole. Sono sicura che ottenere determinati dati ed informazioni da alcune di queste grandi banche non sarà per niente facile, ma mi auguro che con la perseveranza e con il sostegno della propria clientela e cittadinanza si possa riuscire ad ottenerle.

In fin dei conti, progetti come questo non fanno altro che favorire e sostenere la necessità di trasparenza – nel corso della conferenza si parlava, infatti, di “denaro trasparente” – e la lotta contro l’occultamento dei dati.

È triste, però, pensare che un’operazione che dovrebbe essere di competenza del governo o delle alte sfere ed istituzioni pubbliche venga, al contrario, azionata da iniziative private come questa o come tante altre esistenti.

Personalmente sono convinta che simili progetti possano contribuire a plasmare il ragionamento critico: con questo possiamo riflettere sul fatto che ogni passo che diamo ha le proprie ripercussioni e che, soprattutto se ci relazioniamo con le banche, tali ripercussioni possono avere un impatto di enormi dimensioni, che influisce sul modello di società che stiamo creando.

Candela

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