#Cuba #libera (#?)

Da un po’ di tempo mi gironzola per la testa l’idea di scrivere un qualcosa di interessante sulla libertà di espressione ma non ho ancora trovato la giusta capacità di sintesi per intavolare un discorso efficace su di una tematica così complessa. Nonostante questo, ho le antenne drizzate e cerco di captare (consapevolmente o no) notizie, idee e dichiarazioni che mi possano aiutare ad avere un quadro più completo, che possa andare oltre la mera conoscenza giuridica.

E un paio di giorni fa – questione di karma, probabilmente – mi sono imbattuta in un articolo che mi ha fatto sorridere, perché ha dato voce a una mia posizione – forse radicale, forse no – riguardo ad una blogger definita la “paladina cubana dei diritti umani”. E ho deciso di buttare giù un paio di righe a tal proposito.

Succede che il traduttore italiano di Yoani Sánchez, Gordiano Lupi, dopo la risoluzione del contratto di quest’ultima con il quotidiano La Stampa, decide di pubblicare un articolo su di un giornale online in cui, quasi come se fosse un rituale di psicomagia di Jodorowsky, sputa fuori tutto il veleno che ha accumulato negli anni di lavoro con lei.

Yoani Maria Sánchez Cordero, per chi non lo sapesse, è una blogger conosciuta in tutto il mondo (meno nel suo paese natale, Cuba – per la serie nemo propheta in patria), definita dal New York Times “the most famous Cuban not named Castro”. Vanta collaborazioni (presenti o passate) con molte testate giornalistiche tra cui La Stampa, Internazionale, El País, l’Huffington Post, oltre ad essere stata insignita di numerosi premi per le sue doti di scrittrice e ad essere considerata il simbolo della dissidenza in rete (è interessante, a tal proposito, la definizione di Wikipedia: “La sua lotta è un simbolo dell’immenso potere liberatorio della rete che permette al popolo sovrano e alla gente comune di riappropriarsi del potere”).

Non voglio soffermarmi sulle teorie di complotto – giuste o no – che vedono la dissidente in stretta relazione con la CIA o con la stessa Rivoluzione Cubana; voglio solo mettere in luce l’importanza per tutte e tutti noi di andare oltre le apparenze e di non prendere per oro colato tutto ciò che circola in rete agghindato da lotta per i diritti umani e da buoni propositi per un mondo migliore.

Yoani Sánchez, infatti, “lotta” da anni contro l’oppressione del castrismo; il suo strumento di lotta è internet, che si potrebbe considerare la terra promessa in quanto a libertà, un mondo parallelo che a volte sfiora l’anarchia organizzativa.

I suoi articoli sono belli. Sono molto belli, ben scritti e, se ci si sofferma solo su di essi, fanno venir voglia di mettersi in movimento e di combattere contro gli oppressori, contro chi non permette alla popolazione cubana di esprimersi liberamente (tra le altre cose).

A Cuba non si è libere di esprimere le proprie opinioni.

A Cuba non ci si può permettere di avere una personalità.

A Cuba i servizi basici sono forniti dal “regime” e internet, quel mondo così libero e utopico, è un bene di lusso a cui si può accedere con estrema difficoltà.

Però.

Esiste un però.

Perché Yoani twitta incessantemente dal 2008 dalla  stessa Cuba, tra l’altro con una sorta di monopolio dell’hashtag #Cuba?

Come mai la libertà di espressione, tanto invocata nei suoi post (tradotti peraltro in quasi venti lingue distinte), a lei è concessa e alla stragrande maggioranza dei cubani no?

Perché Yoani pubblica mille e mille articoli, utilizzando – come lei dichiara – dei server svizzeri e nessuno ostacola la loro diffusione? Possibile che la notizia che a Cuba viva una pericolosissima dissidente che lotta contro il governo non sia arrivata alle orecchie di chi di dovere?

Dov’è il nostro spirito critico? Dov’è finita la capacità di andare ben oltre le apparenze?

Dice Gordiano Lupi:

Ho creduto in una lotta ideale che non esisteva. In realtà lo scopo di Yoani Sánchez è sempre stato quello di diventare ricca e famosa. Adesso l’ha raggiunto. Adesso stia lontano da me, che ho perduto persino il diritto di rientrare a Cuba, mentre la principessa delle blogger entra ed esce come se fosse un moscone che un po’ ronza all’Avana, un po’ a Miami.

L’aveva ribadito anche Gianni Minà due anni fa in un articolo molto interessante.

Di quante conferme abbiamo ancora bisogno?

Elisabetta

Foto: flippinyank

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2 responses to “#Cuba #libera (#?)

  1. “Ho avuto il torto di credere nella lotta di Yoani Sánchez ritenendola una lotta di David contro Golia, una lotta che partiva dal basso per colpire il potere, una lotta idealista per la libertà di Cuba. Mi sono dovuto rendere conto – a suon di cocenti delusioni – che l’opposizione di Yoani era lettera morta, per non dire di comodo, come per far credere al mondo che a Cuba esiste libertà di parola. Ho cominciato a dubitare che Yoani fosse non tanto un’agente della Cia – come dicevano i suoi detrattori – quanto della famiglia Castro, stipendiata per gettare fumo negli occhi. Ma anche se non fosse niente di tutto questo, basterebbe il fatto che mi sono reso conto di avere a che fare con una persona che mette al primo posto interessi per niente idealistici. Una blogger che conduce la sua vita tranquilla, che a Cuba nessuno conosce e che nessuno infastidisce, che non viene minacciata, imprigionata, zittita, che non ha problemi a entrare e uscire dal suo paese. Per la sua bella faccia mi sono preso offese e minacce di castristi e comunisti italiani, per aver condiviso una lotta inesistente, un sogno di libertà sperato da molti, ma non certo da lei, che pensava solo al denaro proveniente da premi e contratti. A questo punto non lo so se Yoani Sánchez è un’agente della Cia o della Rivoluzione Cubana. Non lo so e non m’interessa neppure di saperlo. So solo che non è la persona che credevo. Tanto mi basta.” Lupi ha detto anche questo. Da ciò io capisco che la sua delusione deriva dall’aver scoperto gli interessi esclusivamente economici che animavano la “battaglia” di Yoani Sanchez (rivelatasi non una paladina che combatteva per la libertà del suo Paese, ma per riempire le sue tasche), non di certo che la battaglia sia immotivata perché in realtà a Cuba non c’è nessuna violazione dei diritti umani.
    Buona serata

  2. Assolutamente sì, il post infatti non aveva come obiettivo quello di disquisire sul rispetto o meno dei diritti umani a Cuba, era piuttosto una riflessione sul nostro modo di ragionare e sul dare per scontato delle verità che in realtà tanto vere non sono. Grazie per il commento!
    Elisabetta

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