Oro bianco

Nelle Salinas Grandes, in Argentina, convivono 33 comunità indigene appartenenti alle popolazioni kolla e atacama. Nonostante dal punto di vista culturale ed ambientale siano considerate un’unica popolazione, la loro giurisdizione è divisa tra le province di Salta e Jujuy.

Le saline costituiscono un ecosistema unico che fornisce alle comunità i beni necessari per il loro sostentamento, oltre ad essere un elemento di integrazione e di condivisione della cultura e spiritualità comunitaria. Tali popolazioni hanno tradizionalmente e culturalmente basato il proprio sviluppo economico sull’estrazione del sale in modo artigianale e comunitario. La produzione è colma di rituali, pratiche, segreti che riflettono una cultura con tradizioni identitarie profonde ed ancestrali, che definiscono un’identità culturale preesistente allo Stato e che sono esattamente gli elementi che il Diritto dei Popoli Indigeni tutela.

Agli inizi del 2010 si scoprì la presenza di litio nei fiumi sotterranei che danno vita alle saline, un minerale utilizzato dalle industrie automobilistiche ed energetiche e che attualmente viene proposto come la fonte d’energia del futuro. Lo si conosce, infatti, anche come “l’oro bianco del futuro”.

Da allora si è generato nella zona un accelerato processo di esplorazione e sfruttamento da parte di imprese multinazionali e promosso dai governi nazionali e provinciali, giustificandone lo sviluppo come fonte di produzione e generazione di energia (in altre saline, tra l’altro, era già iniziato lo sfruttamento).

Non si è mai chiesto il parere alle comunità indigene e per tale motivo attualmente esse stanno proponendo ricorsi sia a livello nazionale che internazionale per far valere i propri diritti. Dai ricorsi giudiziali risulta che il patrimonio culturale e la loro identità dipende proprio dalle saline: la perdita o la diminuzione del sale o dell’acqua o anche l’impossibilità di accedere ad essi implica, infatti, la scomparsa degli spazi di riproduzione culturale e, di conseguenza, è una condanna a morte comunitaria.

Ci si chiede dunque: le comunità indigene della zona non possiedono un modello di sviluppo peculiare e per questo motivo ci si può permettere di tiranneggiare? Un determinato modello può, in nome dello sviluppo, avanzare pretese sul medioambiente e vulnerare i diritti delle comunità interessate?

Clemente Flores, dirigente kolla della Comunità El Moreno in un’intervista al giornale Diario Página 12 pubblicata il 6 giugno del 2010 sosteneva: “Alcuni fratelli vennero ammazzati dalla soya. Vogliono fare lo stesso con noi, però con le attività minerarie, con quel metallo che si usa per le batterie. Ma noi non mangiamo batterie, noi viviamo di sale”.

Rodrigo

Foto: Rodrigo

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