Un permesso per sporcare di nero il Mediterraneo

Il 28 gennaio di quest’anno il Diario de Mallorca online ha pubblicato una notizia dal titolo: “Una compagnia petrolifera ha intenzione di effettuare delle prove sismiche che interesseranno la zona marittima delle Baleari”. E il sottotitolo continuava: “Spectrum Geo Limited vuole realizzare delle prospezioni per cercare il greggio su di una estensione di 14 mila kilometri quadrati, un progetto che interesserebbe praticamente tutta l’isola di Minorca e tutta la costa orientale di Maiorca, così come l’arcipelago di Cabrera”.

Non sono mai stata ad Ibiza né a Maiorca né a Formentera, però ho vissuto ed esplorato Minorca. La sua ricchezza naturale ed i suoi paesaggi a volte quasi incontaminati dall’essere umano hanno l’onore di essere considerati un paradiso spagnolo, i Caraibi del Mediterraneo. Dopo aver letto questo articolo mi sono intristita, ho pensato che verranno contaminate le Pitusas e Minorca – la mia Minorca -, che si macchierà la Costa Blanca e chissà se non ci saranno conseguenze in altre zone. Faranno scomparire una delle riserve della biosfera, dichiarata tale vent’anni fa dall’Unesco, e tutto per poterne ricavare del pregiato oro nero.

Le prospezioni sismiche – o airguns – sono, in parole povere, delle cannonate di aria compressa, utilizzate per localizzare greggio, petrolio o oro nero (chiamatelo come volete) nei fondali marini. Un airgun ha un’intensità centomila volte superiore ad un motore di un aereo a reazione ed emette un suono superiore a duecento decibel. L’organizzazione ecologista Oceana ha denunciato che, durante tali esplorazioni, la compagnia petrolifera emetterà tale suono – o, per meglio dire, rumore – circa diecimila volte al giorno nell’arco di cinque mesi. Uno dei tanti impatti ambientali che ciò causerà sarà la fuga di molte specie animali (cosa facilemente immaginabile, anche solo utilizzando il senso comune).

Stanno attaccando le isole Baleari da tutti i punti. La minaccia più grande viene da Cairn Energy, un’impresa petrolifera che lavora in India, Tunisia e Groenlandia, le cui filiali più vicine sono Medoil e Capricorn. Attualmente il suo obiettivo è il territorio spagnolo, nello specifico il golfo di Valenzia, ma con la chiara intenzione di estendersi fino ad Alta Mar per potersi avvicinare alle isole. Il governo centrale, alcuni anni fa, gli ha concesso il diritto di passaggio, nonostante il rischio che ciò comporta per l’ecosistema, per le nostre coste e spiagge e per le zone considerate riserva della biosfera.

Un’altra parte di costa appartiene alla Spectrum Geo Limited che è più interessata alla zone nord di Minorca ed al nord-est di Maiorca; un’altra ancora è di interesse della Repsol, anch’essa in movimento per cercare di ottenere dei permessi nella zona di Maiorca.

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Cala Mitjaneta, Menorca

Adoro gli esempi, ho sempre pensato che si impara solo osservando. In questo caso, sembra che la Spagna sia diventata cieca ed abbia perso la memoria: quante volte il governo centrale avrà promesso – e quante volte avrà disatteso le sue promesse – di risolvere la crisi energetica o di portare il progresso in altri paesi grazie alle proprie multinazionali. Ed ora mente a sé stessa.

Ciò che penso è che nel momento attuale stiamo provando le stesse emozioni che provano quei popoli che definiamo “del Sud”, di cui ignoriamo le battaglie e le lotte e che, tutto sommato, non si differenziano tanto da noi. Non dico che ce lo meritiamo, però mi preme sottolineare che quello che sta accadendo non è per nulla un qualcosa di nuovo: ciò che qui consideriamo come rivolte indigene e manifestazioni di ribelli sono, in realtà, delle contestazioni sociali ad industrie multinazionali con l’intenzione di ottenere benefici economici a costo della vita stessa del popolo, distruggendo la sua essenza vitale originaria. In America Latina essa è l’agricoltura, nelle Baleari la pesca, il settore alberghiero ed il turismo.

Nel mio caso, già da tempo mi si era risvegliata una voglia di lotta e di netta opposizione per ciò che succede in altri stati (ovviamente, stati tramite cui ci arricchiamo). Solo a mo’ d’esempio: il caso “Majaz contro Monterrico Metals” ed il suo progetto nelle miniere di Río Blanco, a nord del Perù; oppure la Valle de Siria in Honduras, nelle cui miniere la canadese Goldcrop Inc. effettua delle pesanti trivellazioni, cosa che ha provocato l’inquinamento delle acque con metalli pesanti. L’enumerazione dei vari casi potrebbe essere lunghissima, senza poi parlare del continente africano.

Mi auguro che in questo caso possa vincere la voce del popolo, che si possano raccogliere molte firme, che i politici lavorino spinti dall’amore per le proprie isole e non dal portafoglio e, infine, che non ci si fossilizzi unicamente sulle proprie vite ma che si possa, invece, aiutare anche altra gente ed altri popoli.

La Gazzetta Ufficiale spagnola (Boletín Oficial Español) nel 2011 ha pubblicato un Real Decreto con cui si concede all’impresa Cairn Energy un tempo di sei anni per poter sfruttare il terreno alla ricerca di idrocarburi: l’intenzione dell’impresa è di cominciare i lavori l’anno prossimo.

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Camí de Cavallas a Binigaus, Menorca

La contestazione sociale e politica a riguardo è forte. Ciononostante, nei primi anni le trivellazioni per la ricerca degli idrocarburi saranno effettuate nei fondali marini – perciò solo le sirenette ed i sub sarebbero testimoni dei danni – e fino al quinto anno non si è concesso il permesso di costruire delle piattaforme petrolifere nei nostri mari. Con questo strategemma cercano di rabbonire sia l’unanimità del Consell Insular – il quale rifiuta ogni tipo di proposta – sia le proteste dei cittadini che stanno manifestando, scendendo in strada, diffondendo la reale situazione attraverso le reti sociali e raccogliendo firme.

Sia il Ministro dell’Industria, Energia e Turismo José Manuel Soria, sia il Presidente del Governo Mariano Rajoy hanno espresso il loro favore per la ricerca del petrolio nel mare delle Baleari. Non si vergognano affatto ad utilizzare nei loro discorsi i concetti di democrazia e di benessere spagnolo; non chiedono il parere a nessuno su ciò che fanno e nel caso, invece, di pareri negativi riguardo alle loro stesse azioni, fanno finta di niente.

Indignazione, è questa la parola esatta, non ne esistono altre; la speranza è, però, che tale sentimento non ci paralizzi.

L’estate scorsa ho avuto l’opportunità di conoscere un pescatore di Minorca, la cui famiglia si è sempre dedicata alla pesca, e giorni fa gli ho chiesto cosa ne pensa di questo progetto:

“Cosa credi che succederebbe se mettessero delle piattaforme petrolifere qui?” ho chiesto. “Non voglio nemmeno immaginarlo, non ti rispondo a questa domanda, no…una piattaforma davanti casa mia?” sospira lungamente, quasi arrabbiato. “No, qui non la devono fare” mi ha risposto.

Nerea

Foto: Nerea

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