Giustizia universale e democrazia

Nell’attuale società si è diffusa una generalizzata sensazione di distacco nei confronti di ciò che, fino ad ora, potevamo chiamare, concordemente, democrazia (così screditata ultimamente che nemmeno merita la lettera maiuscola). È chiaro che stiamo vivendo un momento in cui si ridefiniscono e rimodellano determinati ambiti, momento in cui dovremmo principalmente chiederci qual è il tipo di democrazia che vogliamo e quali sono i pilastri principali che la devono sostenere. Questa nuova definizione dovrà contenere tutti quegli elementi che concretamente ci permettono di rendere efficace il nuovo sistema, in modo che si allinei alle richieste avanzate dalla società. Senza ombra di dubbio, ciò deve includere la configurazione della democrazia come un qualcosa che vada al di là della sfera politica e che possa toccare, così, quegli ambiti che il “gioco democratico” ha finora messo da parte de facto.

Tra tutti questi elementi, forse per deformazione professionale, forse perché mi risulta veramente essenziale, mi piacerebbe mettere in risalto l’importanza della giustizia nel momento in cui si deve valutare il carattere di una concreta democrazia, ancora di più quando parliamo di crimini di una determinata gravità: fino a che punto si può considerare democratica una società che non giudica debitamente i delitti commessi contro la propria cittadinanza o contro l’umanità nel suo insieme?

In numerosi stati si è assistito, nel corso della storia, ad episodi di tremenda brutalità, esercitata principalmente dalle alte sfere politiche e militari, in maniera diretta o indiretta. Una volta conclusi tali periodi, ci sono state delle transizioni (più o meno fluide in base ad ogni esperienza) verso nuovi regimi, nella maggior parte dei casi democratici. Se, dopo gli orrori commessi, i colpevoli non vengono convenientemente giudicati e condannati, si deve considerare seriamente compromessa la qualità del nuovo sistema instaurato; la base su cui lo si sta costruendo, infatti, risulta instabile e per nulla solida. Questo è quanto potrebbe succedere dal punto di vista infra-statale, se si evidenzia, dunque, l’incapacità delle proprie rinnovate istituzioni nel momento in cui si devono giudicare quei crimini commessi all’interno delle proprie frontiere.

fotoMi piacerebbe, però, andare oltre ed esaminare un’altra questione: bisognerebbe analizzare, infatti, anche la qualità democratica degli altri stati che, forse a causa di una democrazia più datata, considerano l’argomento come un qualcosa di estraneo e lontano dai propri interessi e consentono e favoriscono l’impunità penale dei responsabili. Per non incorrere in errori di tale tipo, è imprescindibile il ruolo delle nuove alternative che offre il Diritto Penale Internazionale; a tal proposito, Brown qualifica l’introduzione del Diritto Penale Internazionale e la persecuzione dei crimini internazionali come la definitiva affermazione della vigenza dello Stato di Diritto all’interno della comunità internazionale[1].

Ed è proprio qui che acquista valore uno strumento giuridico che nelle ultime settimane è stato molto menzionato: il principio della giustizia universale.

Cos’è e in cosa consiste esattamente tale principio? Per spiegarlo in poche parole basti dire che, a grandi linee, esso permette di poter giudicare in un determinato Stato una persona che abbia commesso un crimine di grande rilevanza (crimini contro l’umanità o genocidio, per esempio), nonostante tale persona non abbia alcun tipo di vincolo con lo Stato che la giudica (e cioè anche se ha una nazionalità diversa e/o ha commesso tali crimini in un altro Paese).

È probabile che a molti e a molte di voi suoni strano, però pensiamo a questo: ascoltiamo costantemente la parola globalizzazione, la teniamo presente nel momento in cui decidiamo il nostro stile di vita, i nostri standard economici, il nostro modo di vestire e di comportarci, i nostri gusti musicali o cinematografici o il nostro modo di comunicare. Nonostante tutto, sono veramente pochi gli esempi di giustizia globalizzata o (detta in altri termini) con una portata globale.

Parlando con “orgoglio patriottico” (quello che tanto si usa quando si tratta di mondiali di calcio o del jamón pata negra), la Spagna è stato uno dei paesi in cui, nel 1985, si è introdotto tale innovativo strumento giuridico, non si sa se con convinzione etica o con la piena di speranza che non si arrivasse mai ad applicare a questioni trascendentali. Per fortuna, i fatti hanno dimostrato il contrario. Molto conosciuto ed apprezzato a livello internazionale fu il processo avviato dal giudice Garzón contro Augusto Pinochet per i crimini commessi in Cile durante il periodo della dittatura; tuttavia questo non è stato l’unico caso in cui si è invocato il principio di giustizia universale – con maggiore o minore fortuna – nel nostro paese (così, a mo’ di esempio: il caso Scilingo, il genocidio in Guatemala, i bombardamenti a Gaza, Guantanamo, i campi di concentramento nazisti, la questione Cina – Tibet ed un lungo eccetera).

Nonostante la soddisfazione che dovrebbero suscitare tali processi, nel 2009 il legislatore ha deciso (in modo, peraltro, per nulla trasparente) di modificare la regolamentazione di tale principio, arrivando ad esigere che, per poter instaurare un giudizio di tale tipo, si dovessero rispettare dei requisiti e cioè: l’esistenza di vittime spagnole; la presenza del responsabile sul territorio spagnolo; la sussistenza di un vincolo di connessione con lo Stato spagnolo. Tale modifica ha frapposto grandi limiti ad uno strumento il cui principale motivo di esistere era, appunto, la portata internazionale. A partire da questo momento, infatti, si è entrati in una dinamica di sistematica inammissibilità e rifiuto dei casi prospettati ai tribunali spagnoli, evidenziando, così, la mancanza di operatività pratica del principio appena riformato.

Così come c’era da aspettarsi, la riforma è stata la conseguenza delle pressioni politiche e diplomatiche principalmente di Cina, Stati Uniti ed Israele (risulta sospettosa la pressione per ottenere tale riforma esercitata dopo la visita in Spagna, agli inizi del 2009, di quella che all’epoca era la ministra degli Affari Esteri di Israele, Tzipi Livni, e l’impegno che con lei prese il suo corrispettivo spagnolo riguardo al processo iniziato in Spagna contro i soldati israeliani).

Ciononostante, sembra che la modifica non sia risultata abbastanza sufficiente dato che, negli ultimi giorni, si è diffusa una notizia che ha sbalordito i cittadini: il principio di giustizia universale sarà sottoposto ad un nuovo taglio, per decisione unilaterale del partito al governo, senza alcun tipo di appoggio da altri gruppi politici e attraverso una risoluzione d’urgenza. Senza entrare ad analizzare la lunga lista di requisiti che si esigeranno a partire da ora (sono diversi per ogni delitto e ciò richiederebbe un’analisi eccessivamente lunga), basti dire che, senza ombra di dubbio, i nuovi limiti feriscono a morte uno strumento la cui utilità nella lotta contro l’impunità risultava evidente. Si svuota completamente di contenuti il principio di giustizia universale e, nuovamente, per motivi esclusivamente politici. In questo caso, tutto è dovuto alla pressione che, senza alcun tipo di pudore, ha esercitato la Cina, la nuova grande potenza asiatica, cosa che ha fatto sì che la Spagna cedesse, senza opporre la minima resistenza, e rinunciasse a quello che sarebbe dovuto essere uno dei suoi più apprezzati patrimoni giuridici.

Lasciando da parte le numerose discussioni che il principio di giustizia universale (così come qualsiasi altro strumento giuridico) può stimolare, non possiamo permettere che tali azioni siano considerate accettabili.

Nella riflessione iniziale del presente articolo facevo riferimento a dei pilastri che devono reggere ogni sistema democratico; credo che nessuno possa mettere in discussione che uno dei principali deve essere la separazione dei poteri.

Esiste in Spagna? Processi archiviati per pressioni politiche (la riforma del governo include un mandato generale di archiviazione per tutti i procedimenti già iniziati appellandosi alla giustizia universale), decisioni legislative adottate senza accordo né appoggio politico (di quello sociale non ne parliamo), assenza assoluta di responsabilità politica (la trasparenza o il rendiconto alla popolazione sono roba d’altri tempi e la lista dei casi di corruzione sembra non finire mai) e porte chiuse al pubblico dibattimento (possibile solamente attraverso la protesta – anch’essa criminalizzata, ovviamente).

Cercano di educarci, di convincerci che è questa la strada corretta, l’unico cammino, che la democrazia è questo, però non lo è. Insieme a molti altri, mi sembra che il principio di giustizia universale sia un buon indicatore della qualità democratica di uno stato perché ci permette di superare l’individualismo e propone, in un certo qual modo, una collaborazione e una sorta di fratellanza tra persone appartenenti a distinte società, dimenticando il simbolo presente sul proprio passaporto. Sfida le impostazioni più tradizionali ed invita ad considerare la giustizia come un qualcosa che, al di là della territorialità o delle frontiere politiche, incombe su tutti gli esseri umani e li obbliga a lottare contro l’impunità di coloro che commettono crimini mentre inventano norme (o fanno pressioni a livello internazionale) per non essere puniti per questo. È vero che risulta essere una grande sfida; però, se qualcosa di buono ci sta lasciando questa crisi, è proprio la rinascita della coscienza critica, grazie alla quale saremo capaci di capire che, come disse Luther King, “l’ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia ovunque” e che, per questa causa, il principio di giustizia universale è uno dei meccanismi più efficaci.

Candela

[1]http://www.cecoch.cl/docs/pdf/revista_ano4_1/revista_ano4_1_17.pdf, pagina 8. Consultato: Marzo 2014.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s