“Quanto più grande è l’apporto alla società, tanto più grande sarà la ricompensa che ne scaturirà” Christian Felber

VALORI UMANI. L’Economia del Bene Comune è un modello economico proposto da Christian Felber che supera la dicotomia tra capitalismo e comunismo per potenziare il benessere all’interno della nostra società.

Economía del bien común, Christian FelberSembra alquanto logico che chi si comporta meglio all’interno di una società ottiene maggiori benefici.

“Logico” è un termine molto utilizzato ma, fin troppe volte, mal utilizzato. Nell’attuale società chi è più corrotto, chi è più competitivo ed ambizioso, chi pesta più piedi durante la sua vita ottiene normalmente i migliori risultati e, di conseguenza, avrà una migliore qualità di vita dal punto di vista economico.

È solo un punto di vista e perciò discutibile, si accettano critiche e, anzi, mi piacerebbe davvero che si aprisse una discussione a tal proposito.

A tal proposito, in Spagna non mancano casi di corruzione che dimostrino quanto appena detto: è un argomento che potrebbe impegnare molto tempo per il dibattito però, attualmente, è arrivato a stancare a causa della grande eco sui mezzi televisivi. Perciò questa volta voglio cambiare strada, voglio condividere con voi il mio riassunto, le mie impressioni su questo libro che vi invito a leggere sul modello economico basato sul Bene Comune.

Christian Felber, fondatore di Attac Austria, propone un nuovo “modello tra il capitalismo e il comunismo per massimizzare il benessere della nostra società”, così come recita il sottotitolo della sua opera. L’idea di fondo è la creazione di una nuova formula: applicandola, le imprese non avranno più come obiettivo finale quello di ottenere un maggior beneficio economico, piuttosto quello di cooperare per ottenere il benessere comune. Il capitale, dunque, sarebbe il mezzo per raggiungere l’obiettivo, non la finalità dello stesso.

Tale proposta ha più di un anno di vita e continua ad inondare le conferenze ed i dibattiti di gruppi e collettivi preoccupati ed occupati dall’attuale crisi.

Tale modello è un’utopia? Effettivamente ancora non si è confermata del tutto la sua buona riuscita, tuttavia in diversi posti si sta mettendo in pratica. Non si tratta di un’idea nata dalla fantasia dell’economista. Felber parte da realtà concrete come il cooperativismo, nato nella metà del secolo XIX ed ancora usato come forma di entità all’interno dell’economia sociale. Inoltre, basa la sua idea sulla psicologia umanista, mette l’essere umano al centro dell’economia e concreta un modello che cerchi di soddisfare le reali necessità dell’uomo, non quelle artificiali ed imposte.

L’attuale sistema è retto dall’ambizione e dalla concorrenza, così come dal materialismo. Così come sostiene Felber nel suo trattato, la logica di fondo è che chi ottiene il maggiore ritorno economico, chi riesce ad effettuare la scalata più alta con il proprio lavoro, avrà ricompense sempre più elevate. Colui che, invece, rifiuta il benessere individuale per non sacrificare il benessere di un gruppo è un incosciente, un perdente, un pazzo.

Nel libro si menziona la teoria di Adam Smith, economista e filosofo classico del secolo XVII. Quest’ultimo sosteneva che l’interesse personale e l’egoismo individuale beneficiassero un numero maggiore di persone rispetto ad altri comportamenti. Sono passati quasi duecento anni dalla formulazione di tale ipotesi e la sua messa in pratica ha generato risultati negativi. Aveva, però, ragione quando scrisse nella sua opera “La ricchezza delle nazioni” che “non può esistere una società florida e felice quando la maggior parte dei suoi membri sono poveri e sciagurati”.

La crisi ha inondato tutti gli ambiti: cambio climatico accelerato, esaurimento energetico, fame, perdita di identità, false democrazie, disoccupazione, disuguaglianza sociale e dei poteri. Tutte queste sono conseguenze, prove empiriche, che il capitalismo non ha fatto altro che beneficiare coloro i cui interessi si sono trasformati in armi voraci per distruggere quelli degli altri. Alcuni autori, amanti del capitalismo, catalogano l’egoismo e la concorrenza come parte del genoma umano, caratteristica inesorabile nel creare l’essere umano. Al contrario Felber, insieme ad altri studiosi come Joachim Bauer, crede nell’essere umano sociale, empatico, corretto socialmente e cooperativo. Bauer sostiene che, all’interno di tutte le culture, il modello che si considera come forza globale ed ancorato biologicamente all’essere umano è quello della cooperazione e dell’aiuto mutuo, la motivazione è che governi l’equità.

Per questo, Felber cita nel suo libro Bauer: “Cooperare, aiutare gli altri, che possa governare l’equità, sono i motivi basilari che si riscontrano a livello globale, ancorati biologicamente all’essere umano. Questo modello si ritrova in tutte le culture”. Il sistema nel quale viviamo ruota attorno al beneficio personale e genera valori quali l’avidità, la mancanza di considerazione e di responsabilità, la brama, l’invidia, in definitiva l’egoismo; tuttavia non sono aspetti innati nell’idiosincrasia umana, secondo questi autori.

Non vi siete mai chiesti come è possibile che un essere umano possa fare del male ad un proprio simile? L’essere umano forse dimentica ciò che è in realtà e si concentra piuttosto in ciò che possiede. Il suo obiettivo, fin dai primi anni di scuola, è elevare la propria posizione, è la competitività, essere il migliore. Felber si è reso conto che il capitalismo oggi si basa su valori economici e non su valori importanti per le relazioni umane. Ciò ci divide come individui e come società, ci allontana totalmente da una possibile lotta contro le disuguaglianze. Il modello formulato dall’autore spiega che bisogna incentivare i valori umani: la fiducia, la cooperazione, la solidarietà e la voglia di condivisione. Occorre includere l’economia all’interno dei valori sociali.

Quando ho finito di leggere questo libro mi sono resa conto che poche volte mettiamo in discussione il processo reale delle cose. Ci dimentichiamo dei dettagli e della strada che ci porta a tali cose, di ciò che lasciamo o raccogliamo durante il percorso, ci acceca l’agonia di possedere, di morire come faraoni circondati da tesori materiali o di conseguire un risultato.

Ciò mi porta ad un’altra semplice riflessione: e con tali risultati, con tutte le cose materiali accumulate, raggiungiamo effettivamente la felicità? A volte non vi rende più felici il sorriso di un’altra persona che il vostro?

Nerea

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